Umiltà: la base del carattere di Dio – Parte 2
“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli”. Matteo 5.3
Osserviamo questo versetto in cui Gesù disse: “…gli umili di spirito…”
Egli non disse: “…gli umili di apparenza, o di facciata”. Questo ci mostra che l’umiltà viene inserita nello Spirito Santo, quando entra nella parte più profonda dell’essere umano. Per questo, una persona non può nascondere il suo orgoglio. Lei riesce a forzare un’umiltà per uno, due, tre volte, ma non per sempre. Arriva un momento in cui questo si manifesta, in un modo o nell’altro, nella carne.
Il fetido odore dell’orgoglio, dello sguardo altero, dell’aria di superiorità, si diffonde subito nell’ambiente, diventando insopportabile. Per chi è nato dallo spirito, l’umiltà è naturale nel suo modo di agire con gli altri. Lei è autentica, vera, semplice. Tutti hanno piacere di starle vicino, di ascoltarla, di sentire il suo profumo spirituale, che riempie tutto l’ambiente in cui si trova.
“Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione; per questi, un odore di morte, che conduce a morte; per quelli, un odore di vita, che conduce a vita. E chi è sufficiente a queste cose?”
2 Corinzi 2.15-16
Collaboratori, pastori, vescovi e mogli, non siamo umili con le persone solo quando ci troviamo davanti ad un’autorità spirituale, che può benedirci o punirci. Dobbiamo essere umili in qualsiasi situazione, soprattutto quando gli occhi della direzione non sono presenti, ma quelli di Dio si, il quale “…percorre con lo sguardo tutta la terra per spiegare la sua forza in favore di quelli che hanno il cuore integro verso di lui…” 2 Cronache 16.9
La domanda che dobbiamo fare a noi stessi è: Che odore esaliamo nell’ambiente in cui viviamo – in casa, a lavoro, a scuola o in chiesa – il “profumo di Cristo” o il fetido odore della carne?
Pensiamo.
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