thumb do blog Vescovo Edir Macedo
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Offerta sull'Altare

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Mi ricordo che nell’altra denominazione della quale ero membro, la maggioranza delle persone aveva un buon potere d’acquisto e, anche così, nel momento dell’offerta il massimo che si vedeva erano persone che portavano una banconota di cinque Reais. Generalmente era un tintinnio di monete che cadevano nella borsa e nessuno discuteva, nessun pastore spiegava.

Qualcuno più generoso portava la sua offerta missionaria nelle buste, che bisognava compilare con nome indirizzo e valore, così come nelle buste della decima . Poco prima che io ne uscissi, loro avevano inventato una nuova strategia per “stimolare” il contributo: inviavano per posta, estratti mensili, dicendo quanto avevi dato di decima, quanto avevi dato di offerta per le missioni… Quando ho visto questo, l’ho trovato così ridicolo che ho smesso di mettere il mio nome nelle buste.

Questa esperienza ha avuto un forte impatto quando sono arrivata nell’Universale. Per primo sono rimasta superfelice quando ho visto che non c’era uno spazio per mettere il nome sulla busta, nessuno fiscalizzava chi stava dando o no l’offerta o la decima, nemmeno quanto stava dando, era qualcosa tra la persona e Dio. Nel frattempo, mi sono spaventata vedendo la facilità con cui le persone facevano offerte che io consideravo alte. Gente che si alzava felice con una banconota di dieci, di venti, di cinquanta Reais! E quando il pastore, affinché non venissero tutti insieme, chiamava secondo il valore dell’offerta? L’offerta che nell’altra chiesa i ricchi davano, lì era una delle minori, che persone con poco potere d’acquisto si impegnavano a mettere sull’altare. Che cosa stava succedendo? Perché quelle persone andavano ad offrire così felici?

Io non ho mai criticato il fatto che i pastori della Universale chiedessero offerta, anche quando ero nell’altra denominazione. Mia madre era del’Universale e io mi ricordo di aver detto questo, a molti miei compagni che discutevano: “Io vedo dove vanno le offerte di mia madre nell’Universale, loro vivono costruendo chiese, e per costruire e mantenere non deve essere per niente economico. Questo senza considerare la radio, TV e altre cose. Ma quelle che io do nella mia chiesa, non ho la minima idea di dove finiscono!” (Il nuovo tempio della mia vecchia chiesa, ci sono voluti una ventina di anni per essere pronto.)

Il mio cuore batteva forte nel momento dell’offerta, perché io non mi sentivo più così bene e a mio agio in quel momento. Nell’altra chiesa era facile – ed economico – fare la supercredente. Lì nella Universale la mia ipocrisia gridava il mio nome quando sentivo che non volevo rinunciare alla banconota alta che avevo nella borsa. Era come se la mia maschera cadesse. Solo io vedevo la mia nudità lì, ma essa mi aggrediva. Chi mi aggrediva non era il pastore, era il fatto che io dovevo ammettere che non volevo dare. E che non volevo dare perché volevo spendere per me, perché io ero più importante.

Fa proprio la differenza sapere che il valore dell’offerta va molto oltre il valore finanziario. Gesù insegnò questo quando vide quella vedova povera che consegnava la sua offerta. Erano due monete, ma era tutto il suo sostegno, quello rappresentava più che semplicemente denaro, rappresentava la sua fiducia in Dio e la sua considerazione verso di Lui. Non serve dare un valore molto alto di offerta solo per apparire, come gli ipocriti facevano nel tempo di Gesù, nemmeno dare poco per simulare umiltà, come molti ipocriti fanno oggi. Dio vede oltre il valore di quello che tu porti all’Altare, Lui vede ciò che sta nel tuo cuore.

Oggi capisco quando il Vescovo dice che l’offerta mostra a Dio ciò che sta dentro dell’offerente. La mia offerta mi rappresentava. Era il resto. Io davo ciò che non mi sarebbe mancato, quasi un’elemosina, perché non capivo. A partire dal momento in cui Dio realmente è diventato il primo nella mia vita e io ho imparato a confidare, la mia attitudine verso l’offerta è cambiata, e ho visto il risultato pratico nella mia vita, in assolutamente tutti i sensi.

Imparare il vero senso dell’offerta mi ha fatto diventare più generosa anche in altre aree. Non ci penso su due volte prima di aiutare qualcuno quando posso, anche se ho bisogno di sforzarmi per questo. Non ho difficoltà di comprare un libro da donare, di donare vestiti, alimenti, tempo…

Tu riesci a sforzarti per i cambiamenti necessari, per essere vetrina del Regno di Dio in questo mondo. Ti stacchi da te stesso e dalla fiducia nelle tue risorse e impari a confidare in Dio veramente.

Quando la tua vita è sull’Altare tu sei la propria offerta, le tue priorità si invertono. Il tuo ombelico non è più il centro del tuo universo. Impari che cos’è, nella pratica, amare Dio su tutte le cose.

Ma l’offerta non è solo soldi. L’offerta è tutto quello che fai. Quando impari a dedicare la tua vita a questa causa maggiore, inizi a vivere in un altro livello.