Vescovo Edir Macedo | 28 de Maggio de 2016 - 08:09


La Rivolta Giudaica

La Rivolta Giudaica

Nel secolo I, i differenti modi nell’interpretare la Legge di Dio, le sue fonti e i modi di vivere la religione giudaica hanno contribuito in tale modo che i giudei si divisero in vari gruppi, definiti anche sette giudaiche. Le principali erano dei Farisei, dei Zeloti, dei Sadducei, degli Erodiani, degli Esseni e dei Sicari.

Farisei: Erano i più apprezzati dal popolo ai tempi di Gesù. Si dedicavano alle questioni nell’osservanza delle leggi e rituali di purezza, anche, fuori dal Tempio. Compilavano una serie di tradizioni che erano passate verbalmente attraverso le generazioni, con la finalità che si compisse la Legge, creando così una Torah orale, considerata da loro con la stessa forza e importanza del Torah consegnato a Mosè.

Zeloti: Erano una parte di farisei che credeva che la religiosità non fosse sufficiente, ma che la politica fosse decisiva e vitale, considerato che nessun potere poteva essere maggiore alla sovranità di Dio. Anche loro pensavano che la Salvezza era concessa da Dio ed erano convinti che il Signore contava con la collaborazione umana per ottenere questa Salvezza.

Inizialmente, questa collaborazione doveva essere soltanto religiosa per il compimento della Legge, ma, con il passare degli anni, con le imposizioni dell’Impero Romano, iniziarono a credere che questa collaborazione doveva essere anche militare, essendo un martirio lottare e morire per santificare il Nome di Dio. Erano i più radicali e credevano che la vita del Messia era collegata ad un’azione rivoluzionaria contro Roma e l’influenza ellenistica. Erano conosciuti come ferventi.

Sadducei: Erano persone di potere, dell’alta società, membri di famiglie sacerdotali, culti, ricchi e aristocratici. La maggior parte dei membri del Sinedrio (consiglio che giudicava argomenti della legge giudaica e della giustizia criminale, nella Giudea e in altre province) era composto da sadducei. Si preoccupavano di obbedire alle decisioni di Roma, dando più importanza alla politica che alla religione.

Non erano ben visti dal popolo, giacché facevano parte dell’élite e appoggiavano i romani. Tra di loro erano usciti sin dall’inizio dell’occupazione romana i sommo sacerdoti, che erano i rappresentanti giudei davanti del potere imperiale. Loro facevano un interpretazione molto sobria del Torah, senza credere nel Torah orale. Diversamente dai farisei, i sadducei non credevano nella vita dopo la morte, e neanche a speranze condivise.

Esseni: Questa setta era composta da persone che lasciarono Gerusalemme e altre località per vivere isolati nel deserto, con una vita di semplicità, al fine di non essere contaminati dalle altre sette. Molti esseni erano stati farisei e perfino anche sadducei che avevano rinunciato a tutto quello che avevano. La loro esistenza è stata dimostrata da pergamene del mar Morto, ritrovate in Qumeran qui in Israele.

Una caratteristica specifica degli esseni consiste nel non accettare il culto che si faceva nel Tempio di Gerusalemme, dato che era realizzato da un sacerdozio legato a Roma, non scelto da Dio. Conseguentemente, gli esseni scelsero di separarsi da queste pratiche comuni con l’idea di conservare e restaurare la santità del popolo in un ambito più ridotto: della sua stessa comunità. Non credevano nel libero arbitrio, pensavano che fosse tutto scritto. Passavano parte del giorno riscrivendo il Torah. Facevano due bagni rituali al giorni.

Erodiani: Originari della fascia sinistra dei Sadducei, credevano, per convenienza, che Erode fosse il Messia. Erano grandi difensori di Erode, sempre con l’interesse di ottenere o mantenere qualche beneficio. Erano come i sadducei, molto più legati alla politica che alla religione. Tra i giudei, erano i più grandi nemici dei zeloti.

Sicari: Era un gruppo estremista radicale che sorse probabilmente tra gli zeloti. Commettevano azioni contro i romani o giudei a loro favore, agendo inizialmente nelle riunioni politiche e dopo si mescolavano alla folla per scappare.

I sicari è stato uno dei primi gruppi organizzati con l’obiettivo di realizzare attentati. Il loro obiettivo era di espellere Roma da Israele, soprattutto da Gerusalemme, restituendo il potere a una razza di popolo che si sceglieva il proprio sacerdote, e non all’élite. Il nome sicario proviene da pugnale, poiché erano abituati a usare un nascondiglio nelle loro vesti. Furono loro a creare la Grande Rivolta Giudaica che durò dal 66 al 70 d.C.

Come possiamo vedere sopra, vi era un popolo giudeo, ma un popolo disunito, diviso, con idee diverse, sostenuto da contraddizioni, vivendo di politica o di religione, seguendo leader egoisti, un popolo che viveva totalmente sottomesso, sia per interesse, sia per paura.

Motivi che hanno indotto i giudei alla rivolta:

I romani erano al potere da vari decenni, trattando Israele come un’altra delle loro province e avendo l’aristocrazia giudaica e leader politici (sadducei) al loro fianco. Il potere dei romani era così tanto che aumentarono molto le imposte richieste ai giudei. Erano molte imposte pretese dai romani che crearono un sistema di franchigia per riscuotere le imposte, e ognuno che otteneva questa franchigia era chiamato Pubblicano.

Alcuni pubblicani avevano i loro propri esattori, come lo è stato il caso di Zaccheo, che era il capo dei pubblicani di Gerico. I pubblicani richiedevano le imposte più di quello che l’Impero Romano esigeva e la differenza restava a loro. Nel Tempio di Gerusalemme, facevano sacrificio per l’imperatore romano, profanando il luogo sacro dei giudei.

In altre località, i greci sacrificavano colombi davanti alle sinagoghe e i romani non si ponevano a favore dei giudei. I romani rubavano diciassette talenti d’oro dal Tempio per darli all’imperatore. Quando il popolo si ribellò, i romani li presero e crocifissero più di cinquecento, e molti di questi giudei erano cittadini romani.

Il popolo giudeo, con paura, voleva fare un accordo di pace con i romani, sottomettendosi ancora una volta a ciò che gli era d’obbligo. Vedendo questo, i sicari si unirono ai zeloti e distrussero tutte le riserve di alimenti che vi erano in Gerusalemme, ponendo il popolo in totale disperazione. Agirono in questo modo per motivare il popolo a rivoltarsi contro i romani invece di fare un accordo di pace.

I zeloti, i sicari e altri prominenti rivoluzionari, finalmente unirono le forze per attaccare, riuscendo così a liberare Gerusalemme nel 66 a.C., riprendendo il controllo del Tempio e esecutando tutti coloro che gli lo volevano impedire.

All’epoca, Vespasiano era il generale romano di rilievo per porre fine alla ribellione nella provincia della Giudea. Anche suo figlio Tito, fu di rilievo. Ebbero esito in Galilea, ma affrontarono grandi perdite militari nel centro e in Gerusalemme. Una delle battaglie più significative fu quella di Bet Horon, dove i giudei affrontarono e vinsero insieme diverse legioni romane, un totale di 30 mila militari romani armati e ben preparati, uccidendone 6 mila. Il restante fuggì in Siria.

I romani immaginavano che Vespasiano avrebbe spostato altre legioni romane per combattere contro i giudei. Però, incrociò le braccia e disse che sarebbe stato più saggio aspettare, dato che i giudei uniti erano molto forti, nonostante la storia mostri che i giudei non riuscirono a restare in pace tra di loro per molto tempo. Bastava aspettare che loro lottassero tra di loro, uccidendosi e indebolendosi tra loro. Detto e fatto.

Vespasiano fu chiamato nel 69 di ritorno a Roma diventando imperatore. Tito, suo figlio, fu incaricato di organizzare il cerchio a Gerusalemme. Nell’anno 70 d.C., venne instaura una guerra civile in Gerusalemme tra i giudei, ognuno con idee divergenti, lottando e uccidendosi tra loro. Tito approfittò dell’indebolimento dei giudei per assaltare e invadere la città, gradualmente. Vi erano tre muri di protezione in Gerusalemme. I primi due furono distrutti in poche settimane, ma il terzo impiegò sette mesi prima che i romani lo distrussero. L’invasione dei romani provocò la distruzione del Tempio di Gerusalemme.

Nell’immagine sopra, l’Arco di Tito in Roma, si commemora la conquista di Gerusalemme, la distruzione del Tempio e il saccheggio dei tesori che furono portati a Roma. Attraverso questa immagine conosciamo la dimensione approssimativa del Tempio di Menorah.

Ha collaborato: Roberto Grobman


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