Vescovo Edir Macedo | 11 de Gennaio de 2016 - 11:56


Santità al Signore

Santità al Signore

15° Giorno del Digiuno di Daniele

Quando sono stata nel Tempio di Salomone per la prima volta, fu esattamente questa scritta nella parte alta dell’Altare, subito sopra l’Arca dell’Alleanza, che ha chiamato molto di più la mia attenzione, al punto tale, di non riuscire a trattenere le lacrime.

In principio, sembra ovvia la traduzione di questa frase, però, Dio non sarà mai ovvio! Lui sorprende sempre.

La frase “Santità al Signore” mi ha condotta a fare una autoanalisi, e per diversi giorni mi ha fatto indagare nel mio interiore:

– Che Santità è questa?

– Questa come funziona in pratica?

– Non vivo più nella pratica del peccato, questa non è santità?

Infine mi sono domandata, se realmente conoscevo il senso e la profondità di quella frase così in rilievo all’interno del Tempio di Salomone. Ed ecco che arriva la risposta …

Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore, badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza, che vi dia molestia e attraverso la quale molti vengano contaminati. Ebrei 12:14-15

Le parole in evidenza nel testo biblico sono la chiave del segreto nella frase predominante nel Tempio di Salomone, e funziona così:

È relativamente facile mantenere la pace con tutti dentro la chiesa e mantenere anche una santità, non è vero? Molto bene, la Santità al Signore non inizia all’interno delle quattro pareti di un’istituzione religiosa, o all’interno dello stesso Tempio di Salomone. Questa SANTITÀ ha inizio quando voltiamo le spalle all’Altare e lasciamo la chiesa tornando alla nostra vita quotidiana, poiché le abitudini, i pensieri, i desideri, tradizioni e distrazioni bloccano questa santità in noi. E, pur pregando e cercando davanti all’Altare, la santità non esisterà!

Là dove non vi è sforzo quotidiano per piacere a Dio non ci sarà neanche santità. Ma credo che, al di là di tutto, Dio desideri la santità nelle nostre intenzioni, nelle nostre idee, desideri e piani. L’assenza di questa santità acconsente la crescita di radici cattive di amarezza, che non solo ci allontana da Dio come ci trae irrequietezza e, la caduta, contamina coloro che ci circondano. Chi non vive in santità vive un irrequietudine interiore, che orrore!

In modo definitivo, la santità che Dio desidera vedere nel nostro intimo, dove soltanto Lui può vedere e dove le parole buone non sono sufficienti, non si riferisce soltanto nell’attenzione verso i pensieri peccaminosi e al rifiuto di ciò che è esplicitamente maligno, ma, alla purificazione delle nostre intenzioni più profonde, là dove nessuno le vede, dove abita la risposta del perché tu lotti tanto per conquistare certe cose.

La Santità al Signore è nel motivo per il quale tu cerchi di ricevere lo Spirito Santo? È per gloriarti e parlare in lingue, o per diventare testimone Divino e diffondere la Sua essenza ovunque andrai?

La Santità al Signore è nel motivo per la quale lottiamo per portare i famigliari in chiesa? È per vederci liberi dai problemi che ci davano, o per guadagnarli per il Regno di Dio?

La Santità al Signore è nel motivo per la quale chiediamo prosperità? È per la nostra vanità, o per onorare Dio e glorificare il Suo Nome?

Lavoriamo per il riconoscimento umano, o per servire Dio?

È questa la Santità al Signore, è la purezza delle mie intenzioni!

Senza questa Santità non possiamo contemplare Dio, nuoteremo e di sicuro, moriremmo sulla spiaggia!


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