La mia vita era una caso perso
Buona sera, vescovo Rogerio!
Sono Glaucia, ho parlato con lei ieri nel Tempio. Come richiesto, sto inviando dettagliatamente la mia testimonianza. La ringrazio per la sua attenzione.
Bene, sono cresciuta in una casa piena di litigi dovute ai vizi di mio padre e la sua influenza con gli spiriti. Vissi e vidi cose in casa mia, ma non capivo che erano demoni, per questo caricavo un odio molto grande di mio padre.
A soli 13 anni io già mi drogavo e mi prostituivo con uomini più vecchi. Conobbi la marijuana, cocaina e l’ecstasy, oltre ai super alcolici. Camminavo con i peggiori tipi di persone, frequentavo i rave e restavo notti intere fuori di casa, procurando molta angoscia ai miei genitori.
A 16 anni andai a un ballo funk in un quartiere di periferia con una ragazza che avevo conosciuta. La conobbi un ragazzo. Non sapevo che lui fosse “il re del pezzo”, come si chiamava, all’epoca il padrone dello spaccio. Divenni la sua donna e mi piaceva essere “la regina”, ed ero trattata come tale. Logicamente solo all’inizio.
Ero odiata da tutte le ragazze di quel quartiere, perché il loro sogno era d’essere al mio posto. Loro non mi piacevano a tal punto, d’assoggettarmi a tutto quello che facevo, ma, mi piaceva vedere i mal di testa che stavo dilagando nella mia famiglia.
A causa della gelosia, smisi di lavorare, ma avevo tutto, ottenuto con il traffico, chiaro: abiti, scarpe, tutto ciò che una ragazza vuole. No che non avessi tutto questo in casa, con i miei genitori, poiché ebbi sempre un’ottima vita.
Stetti insieme con lui un anno e mezzo. In questo periodo, vidi e vissi di tutto. Vidi tutto il marciume che esiste dietro a quest’universo ripugnante: bambini reclutati per il lavoro con il traffico, morti, armi, arrivi di carichi di droghe, infine, mi stavo stancando di quella vita, mi mancava la mia libertà.
Lui aveva una vera ossessione per me, proprio una malattia. Io non potevo fermarmi a parlare con nessuno. Il venerdì sera lui mi passava a prendere davanti a scuola, e se mi trovava a conversare con qualcuno, erano guai … Così io evitavo i miei amici per non correre il rischio di vedere qualcuno prenderle. E se avessi parlato della mia insoddisfazione nel rapporto, chi le prendeva sarei stata io.
Mia madre non sapeva esattamente tutto ciò che stavo vivendo; lei era già così talmente disgustata da mio padre che io non volevo infliggerle maggiori sofferenze.
In un determinato fine settimana, lui fece un “flusso”, chiamato anche “colpaccio”, per commemorare un affare fatto. Dovevo apparire sempre bella perché lui mi esibisse, ma, in piena notte, l’ho colsi mentre mi tradiva con un’altra ragazza. Non sopportai. No perché lo amassi così tanto, ma il tradimento è una cosa inammissibile!
A casa mia, anche di fronte a tanti problemi, i miei genitori furono sempre fedeli l’uno all’altro, per questo non potei accettare quello. In una crisi di furia, mi avventai contro lui e i suoi spacciatori per picchiare, davanti a tutti.
Andai a casa sua, dove continuò, e prima di fare la cosa più ripugnante che una donna possa subire, lui mi disse: “Adesso voglio mostrarti a cosa servi …”. E lì, davanti a 15 facce, iniziò la violenza sessuale. Penso che per quanto orribile possa essere la violenza che una donna possa subire, la cosa ancor peggiore è rendere questo momento un atto di esibizione. È molto triste. In più diceva, che mi avrebbe offerta come omaggio a tutti quegli uomini, per fare la stessa cosa.
Vescovo, fu per me una vera infangata. Mi sentii la più putrida di tutte le persone, ma era come se fossi anestetizzata, ma ero soltanto alticcia, e sentivo le risate dei suoi amici, gridando: “Adesso tocca a me!”. Fu molto doloroso e, di sicuro il dolore più grande non fu quello fisico. Ma in un ultimo atto di sentimento per me, lui non permise ad altro di toccarmi, lo fece solo per terrorizzarmi. Diceva che la sua donna non poteva essere di un altro uomo.
Vescovo, mi perdoni se sto usando tanti dettagli, non mi rallegro in nessuno di loro, come non è buona neanche la vita di un delinquente.
Il quartiere era molto distante e neanche l’autobus passava di lì, molto meno a quell’ora. Camminai per 50 minuti fino ad arrivare sulla strada principale Presidente Dutra e chiedere un passaggio. Il primo camionista che passò si fermò. Era insieme a un altro uomo, mi sedetti in mezzo a loro. Altra umiliazione … Essere paragonata a una squillo.
Si fermarono in un luogo per prendere da bere, e Dio fece in modo che anche un’auto della polizia si fermasse lì. Saltai giù da quel camion. Un poliziotto mi riconobbe, poiché era un amico di famiglia; nella mia famiglia vi sono poliziotti in pensione, per questo sono conosciuti. Gli dissi che stavo tornando da una discoteca e che andava tutto bene. Lui pensò che fossi solo fatta.
Nel giorno seguente andò a parlare di me con la mia famiglia. Avrei potuto raccontare tutto quello che mi era accaduto, denunciato, ma la paura era molto grande, più grande di tutto. Chi si coinvolge con questo tipo di persone, sa che è una strada senza ritorno, soltanto Dio …
In quella notte, un mio parente mi venne a cercare, anche lì non raccontai nulla. Andai a casa e i miei genitori non si svegliarono. Feci 15 bagni, avevo la nausea perfino nel mettere i miei stessi abiti. Dormii fino alle 7 di sera del giorno dopo. Non c’era modo di pensare che non fosse accaduto nulla, ma tentai di andare avanti. Impossibile! Avevo paura di studiare, di uscire per strada … C’era sempre qualcuno attaccato a me, sempre avvisandomi che mi avrebbero fatta fuori.
Passarono alcuni mesi. Ogni tanto andavo all’Universale. Conoscevo già il lavoro, ma per alzarsi è molto difficile. Sapevo già, anche se non ero ancora libera, parlavo con Dio, perché mi aveva liberata, dalla morte. Non avevo ancora un’alleanza con Lui, ma ero già scelta. Chiedevo a Dio forza per andare avanti.
C’erano persone che mi seguivano fin alla porta della chiesa, mandati da lui. Tutto cooperava affinché io non stessi ferma.
Un giorno giunse la notizia che lui fu arrestato. Mi tranquillizzai, anche se uscivo per strada con ancora molta paura. Però, la sua banda era preoccupata con l’assumere il giro, io non ero più un problema per loro. Non volevano uccidermi soltanto perché non ero più la sua donna, ma perché ero a conoscenza di molte cose, dei loro sporchi affari. Era questo il mio timore.
Ebbi molti avvisi. L’ultimo a casa di un’amica.
Trovai un ragazzo per strada. Lui non s’immischiò con me, perché era molto serio, ma il ragazzo che era con lui si. Io neanche chiamai, l’ultima cosa che avrei voluto, da quando subii la violenza sessuale, era una nuova relazione. Questo ragazzo venne camminando dietro di me e mi complimentò. Io gli dissi solo “Ciao”. Ma qualcosa in lui era differente.
Chiese quale fosse il mio nome, ed io gli risposi. Avevamo amici in comune, così fu facile per lui sapere su di me.
In quel periodo io lavoravo nel market di famiglia, e lui andava la tutti i giorni. Iniziammo un’amicizia, il suo modo educato e calmo mi diede molta sicurezza. Cominciammo una relazione. Lui era differente, molto rispettoso. Non era della mia città, ci lavorava. Mi disse che era della Chiesa Universale, ma era mezzo debole, e voleva qualcuno che andasse con lui. Mi chiese in fidanzamento e mi disse che sarebbe andato a parlare con mio padre. Immagini, io mai avevo visto nulla di simile!
In quel periodo io neanche parlavo con mio padre, e lui mi fece chiedere perdono. Diceva: “Non posso fidanzarmi con una ragazza che non parla con suo padre.”
Quel giorno percepii che lui apparve realmente per cambiare la mia storia. Lui conosceva meglio di me il lavoro della chiesa, così mi aiutò in tutto. La mia liberazione fu fondamentale, camminammo insieme nella fede. Salimmo insieme gradino per gradino, ed è ancora così.
Vescovo io ho due teorie sull’amore misericordioso di Dio. Come può, Dio usò una persona del mondo, che già conoscevo, soltanto per riscattarmi? Fu necessario, perché lui fece uscire da me tutta quella repulsione per gli uomini, che avevo, con il suo modo di rispettarmi. Lui non tentò mai nulla con me, ma rispettò a chi non aveva rispetto di se, e giustamente io, che mi sentivo tanto ripugnante per esser stata tanto usata, tanto umiliata. Ma Dio mi diede un uomo puro, così come anch’io diventai dopo aver conosciuto Lui.
Siamo sposati da 14 anni, abbiamo una figlia di 12, e facciamo l’Opera di Dio.
Mio marito fu pastore nel carcere e conobbe quel ragazzo che fino a oggi è detenuto nel Penitenziario Adriano Marrey. Io, nelle file delle visite, approfittavo sempre dell’opportunità per evangelizzare quelle ragazze, poiché, se non fosse per Dio nella mia vita, io avrei potuto essere una di loro, visitando il marito in prigione.
Vescovo, mi perdoni se ho ecceduto in qualcosa, qualche dettaglio, ma è questo che Dio fa, né, rs? So che lei è molto indaffarato, ma son molte le cose.
Ho provato a essere il più breve possibile e pensando che fosse conveniente che lei sapesse. Perché un giorno di questi era lì nella cattedrale, venni ad accompagnare mia figlia per la riunione dei figli e, ho conosciuto una ragazza che stava andando alla sua riunione. Lei arrivò molto presto, aveva della droga in tasca. Mi sono seduta a fianco a lei e iniziai il discorso. Lei ha la stessa storia che ho vissuto io, e mi disse queste parole: “Essere la donna di un delinquente è una strada senza ritorno.” Io ho dovuto raccontarle la mia testimonianza, e le dissi: “La scelta è tua, tu decidi il modo di come uscirai da qui oggi.”
Lei crede: lei mi domandò dov’era il bagno. La accompagnai e lei gettò la droga nel water e tirò lo sciacquone. Dopo, si diresse verso il salone.
Credo intensamente di aver lasciato piantato il seme.
Vescovo Rogerio, ancora una volta grazie! Mi scusi se ho sbagliato in qualcosa.
Un grande abbraccio a lei e alla sig.ra Ana.
Ah, questa è la famiglia che Dio mi ha dato.
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