thumb do blog Vescovo Edir Macedo
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La mente che fa la differenza

Imagem de capa - La mente che fa la differenza


Grazie! Grazie mille!

Anche la mia vita è cambiata perché ho trovato una porta della Chiesa Universale aperta. Riassumo la mia storia:

Sono cresciuta in mezzo alla povertà, alla scarsità, della quale non si poteva fare niente, ed eravamo incentivati da mia madre ad abituarci alla miseria, perché eravamo poveri e neri. Lei ci insegnava a lavare e stirare, perché potevamo essere solo domestiche – non sminuendo questo lavoro, perché è molto dignitoso.
Però, tutti sognano di avere una vita buona, studiare, formarsi. Nessuno desidera pulire il pavimento. Per tutta la vita lei è voluta uscire da quella situazione, cambiare vita, ma non lo faceva per male. L’intenzione, era quella di prepararci per soffrire meno, per non sentirci frustrati, perché a stento saremmo riusciti a pagare l’affitto e il mangiare.

Eravamo quattro fratelli. Lei pensava di proteggerci facendo così, solo che, al contrario, siamo cresciuti con questi pensieri di non potercela fare, di non riuscirci e che non saremmo piaciuti a nessuno. Io particolarmente, mi sentivo inferiore a tutti. E’ stato così per un po’ di tempo, però crescendo non ho accettato quello. Guardavo le persone di pelle chiara e pensavo: “Solo perché lei è così? Io posso avere quello che ha lei. Solo per colpa del colore della mia pelle?” Non accettavo. Sono intelligente. Io ci riesco!

Ho iniziato a lavorare a 10 anni in una casa famiglia, ma non lo accettavo.
Ho studiato, ma poco, a causa della necessità di lavorare. Ho smesso prima di concludere il 2° grado. Anche senza DIO, la situazione è migliorata un pò. Ho iniziato a lavorare in un supermercato a 16 anni. Mi sono distinta, sono stata invidiata e sono stata maledetta per quasi 5 mesi. Sono dimagrita, sono arrivata a pesare 40 chili. Sono impazzita, proprio impazzita. Mi volevano internare nell’ospedale dei pazzi, ma sono fuggita prima che lo facessero. Sono stata molto male. Solo perché mi stavo distinguendo dove lavoravo, una ragazza mi voleva uccidere.

Quando mia madre pensava di portarmi da un mago per farmi togliere tutto questo, il SIGNORE GESU’ disse: “No, questa è mia!”. Allora lei mi portò in Chiesa. Era già chiusa, il culto era già finito, ma mia madre bussò e grazie a DIO il pastore ci accolse.
Lui pregò e orientò, ed io uscii di là parlando e camminando, non riuscivo più a fare niente di tutto ciò.

Ho iniziato a mangiare piano piano. Mi sono sentita bene, ma c’era qualcosa dentro di me che non mi permetteva di arrivare a DIO. Allora, non mi sono convertita. Sono rimasta lì un po’ di tempo… Mi piaceva, ma non mi decidevo. Fino a quando ho iniziato a bere da Mercoledì a Domenica (tornai nel mondo, pur essendo già stata salvata dall’inferno in cui vivevo; tornai nel fango).

Quella Domenica, quando mi sono sdraiata in camera, sentivo voci e mi girava tutto, e con sincerità dissi che non volevo quella vita per me. Decisi di tornare in Chiesa. Fu difficile, perché capii la necessità di consegnarmi a DIO, ma avevo molte cose cattive: tutti i brutti pensieri, rancori…

Lasciai il bere, le nottate e i colleghi, però mi rifiutavo di lasciare la rabbia, l’odio che avevo nei confronti di mio padre, che mi aveva violentata non so da quanti anni, poiché solo a 12 anni gli diedi uno schiaffo in faccia e gli dissi che non mi avrebbe mai più toccata. Rifiutavo quello.

Era terribile pensare di dover perdonare la persona che mi faceva sentire tutte quelle cose brutte. A volte, la notte, mi svegliavo come se stessi avendo un rapporto con qualcuno, con tutti i sintomi, poiché egli mi fece conoscere tutte quelle cose che io non sapevo nemmeno cosa fossero, che tradivano mia madre. “No, DIO non voglio questo!”, pensavo.

Allora, rimasi un bel po’ di tempo in Chiesa, volendo, desiderando, ma senza conoscere DIO. Fino a quando parlai con il pastore, perché mi sentivo rifiutata anche da DIO, e gli dissi che tutte le volte che pregavo, che parlavo con DIO, mi venivano in mente tutte le cose che mi fece mio padre. Allora lui mi disse che io avrei sempre ricordato ciò che è successo, perché il nostro cervello è come un archivio, e questo sarebbe rimasto memorizzato nella mia storia.

A quel punto mi parlò del perdono, mi disse che dovevo chiedere perdono a mio padre. “Assurdo! Questo pastore non sta bene! Io non ho fatto niente, è stato lui a farmi del male. Assurdo!” Sono uscita di là fingendo di essere d’accordo, ma riluttante. Una Domenica mattina, chiesi a DIO ancora una volta il suo SPIRITO, perché io lo volevo e LUI disse che non avrebbe lasciato nessuno fuori. Perché non mi ascoltava, io volevo essere SUA? Perché? Allora una voce nella mia mente, una voce buona, disse: “Come ti posso perdonare se tu non vuoi fare la stessa cosa?”

Allora piansi tanto. Arrivai a casa, chiamai mio padre e dissi: “Papà, ho deciso di consegnare la mia vita a DIO. Voglio fare ciò che è giusto. Mi hanno detto che dobbiamo perdonare, chiedere perdono, affinchè siamo perdonati. Non è facile per me, ma per favore, perdonami!” Lui iniziò a piangere e a chiedere perché. Io dissi che doveva andare così, andai via di là senza capire bene cosa avevo fatto. Però, Mercoledì, quando cercai lo Spirito Santo, ho avuto il mio incontro con DIO, e solo allora capii cosa avevo fatto. Da quel momento in poi i pensieri non mi tormentarono più.

Bene, io dissi che avrei riassunto, però è difficile dire cosa ha fatto DIO senza raccontare i dettagli, ma non sono nemmeno a metà. Oggi, grazie al nostro Dio, attraverso il nostro SIGNORE GESU’, sono convertita, servo mio PADRE come collaboratrice e sono sposata con un uomo di DIO che mi rispetta. Amo e sono amata. Ho due bei figli, consacrati a DIO.

Continuo a lottare, perché le battaglie non finiscono, però in ogni lotta DIO ci dà la vittoria. Amen! Chiedo a DIO LA RISPOSTA nella fede e nella rivolta, perché deve succedere, e l’intento è quello di ringraziare DIO per queste porte aperte in tutto il mondo, come quella porta che non era aperta quel giorno in cui era finito il culto, ma dalla quale un uomo di DIO mi accolse e mi liberò nel nome di GESU’.

Per questo oggi sono qui. Però, ho perso tempo a non voler ascoltare la voce di DIO, ma quando l’ho fatto è cambiato tutto. GRAZIE A DIO! Grazie mio Amato Padre! Grazie, padre mio vescovo Edir Macedo!

Marcielia Gonçalves