thumb do blog Vescovo Edir Macedo
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La coscienza dell'inferno

Imagem de capa - La coscienza dell'inferno

Morì ricco e fu sepolto.
“E nell’ Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno.”
 
Qui inizia il tormento eterno dell’uomo che, nella Terra, godeva della sua fortuna. Aveva il mondo ai suoi piedi; servitori per tutto.

Subito dopo che la morte bussò alla sua porta, egli si trovava in un luogo di tormenti e disperazione generale. Qualcosa che gli occhi umani non avevano mai visto. Gridi incessanti di dolore e orrore delle anime intorno a lui rendevano l’ambiente ancora peggio. Era l’inferno.

Bilioni di anime, tutte perfettamente coscienti di ciò che stavano passando. Ma nessuno, neanche una sola anima, poteva alleviare il tormento dell’altro.

“Ed esclamò: “Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma“. Luca 16.23,24

Per qualche motivo, il ricco può vedere e riconoscere solo Abraamo e Lazzaro. Può anche comunicare con loro e chiedere aiuto. A causa della storia di Abraamo, di fede e di stretto contatto con Dio, il ricco pensò che poteva ottenere un aiuto. Ma no. Né Abraamo né Dio Stesso potevano cambiare quella situazione, tanto meno aiutarlo minimamente, come bagnare il dito nell’acqua e rinfrescare la sua lingua.

Mentre nella Terra, il suo cuore era superbo e le attitudini arroganti, nei tormenti dell’inferno, l’umiltà non gli serviva a niente.
Era irrimediabilmente perduto.