Vescovo Edir Macedo | 23 de Dicembre de 2016 - 13:36


Commercio di anime

Commercio di anime

Numeri del Ministero della Salute divulgati da Estadão (quotidiano) questa settimana mostra chi muore, AL GIORNO, circa QUATTRO donne che cercano aiuto negli ospedali per complicazioni da aborto. È stato divulgato perfino questo dato, i numeri ufficiali davano ad intendere che ogni giorno una donna muore per questo motivo. Questo è un problema grave che non si risolve proibendone la pratica. La legge, così com’è, non sta aiutando ne la madre e, neanche il figlio.

Molti cristiani, tuttavia, pensano che stiamo parlando della morte di omicidi, ed è per questo, che pensano che si tratti di una specie di “punizione Divina”. Questa idea ha la sua radice nella tradizione religiosa cattolica. Però, se tu vuoi sapere qual è l’opinione di Dio al riguardo, non fare alcuna domanda a nessuna religione, guarda che cosa dice Lui stesso nella Bibbia:

Se alcuni vengono a lite e percuotono una donna incinta così da farla abortire, ma non ne segue altro danno, il percuotitore sarà multato in base a quanto il marito della donna gli imporrà; egli pagherà l’indennizzo come determineranno i giudici; ma se ne segue danno, darai vita per vita. Esodo 21.22-23

Se Dio vedesse come i religiosi di oggi, tanto la morte di una donna quanto l’aborto, sarebbero lo stesso crimine: omicidio. Però, non è così che Lui vede. Se il ferimento avesse provocato la morte della donna, la morte sarebbe stata la morte. Ma se avesse provocato soltanto l’aborto, la pena era una multa. Questo perché il feto era considerato parte del corpo della madre ed è visto come una vita indipendente solo dopo la nascita. Che tu sia d’accordo o no, è questa la spiegazione biblica. L’aborto è un danno, si, ma non è paragonabile alla morte della madre. Il resto è tradizione religiosa ed anche opinione personale. Ma il fatto è che questa tradizione sta costando quattro anime al giorno, tutti i giorni.

Le maggiori vittime, come sempre, sono quelle più povere. Chi ha denaro abortisce fuori o in cliniche con una struttura molto più adeguata, con veri medici. Chi non ne ha, ricorre al farmaco abortivo o un qualsiasi altro inferno. Molti, diretti da delinquenti che vogliono soltanto il denaro e non stanno lì neanche per la vita della donna. Il risultato? Perforazioni uterine, emorragie e infezioni. Quasi sempre, non è l’aborto che causa la morte della donna. È l’aborto fatto male, quello clandestino.

Secondo l’IBGE, la maggior parte delle donne che abortisce ha già figli. Ossia, oltre alla nostra legge retrograda che alimenta questo commercio di anime, lascia anche migliaia di figli senza madri. Che mi scusino i religiosi, è assurdamente crudele l’anticristiano che incolpa queste madri per le loro stesse morti. Quando la morte appartiene a qualcuno della nostra famiglia, ci rendiamo conto che già. Immagina un’anima essendo falciata ogni due giorni. O quattro al giorno!

Per arrivare al punto di esporsi a questi rischi, queste donne devono essere veramente disperate, pensando che non ci sia un’altra via d’uscita. Sono sole, molte volte non sapendo su chi poter contare. Se questa procedura fosse legalizzata, giungerebbero all’ospedale trovando un equipe multidisciplinare a riceverle: un gruppo di professionisti della salute interessati nel benessere della paziente e non nel denaro che questa ha da offrire. Avrebbero l’appoggio psicologico e un’assistente sociale con cui parlare e decidere se quella è realmente la decisione migliore. E di fatto, potrebbero fare, la loro scelta. In Uruguay, paese in cui è stato legalizzato l’aborto di recente, è esattamente così che funziona. Alcuni cambiano di idea e, decidono di portare avanti la gravidanza e riescono ad avere supporto per i loro figli. Altre, mantengono la decisione di interrompere la gravidanza e si sottopongono alla procedura corretta e sicura, senza complicazioni, mantenendo la salute, la dignità e la proprio anima.

Non possiamo nascondere il sole con un colino, crediamo che mantenere l’aborto nella legalità farà sì che le donne non abortiscano. E non possiamo esimerci dalla responsabilità quando muoiono sui tavoli dei “macellai”, notizie apprese dai giornali. Siamo responsabili, sicuramente si, se continuiamo a pensare che meritano di essere protetti dalla legge. Essere a favore della legalizzazione dell’aborto, non è necessariamente essere a favore dell’aborto. Nessuno ha bisogno di essere a favore del cancro o della sigaretta per essere a favore di ciò che lo Stato offre, per legge, trattamento del cancro del polmone a fumatori salvandogli la vita. Con l’aborto debitamente regolarizzato, offerto con sicurezza, soprattutto alle donne povere e prive di assistenza, lì, si, che possiamo iniziare a discutere se esso è giusto o no, basato su opinioni personali. Ciò che importa e che è urgente, è che queste donne smettano di morire.


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