thumb do blog Vescovo Edir Macedo
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Chiesa Universale distrutta nel Senegal è inaugurata di nuovo

Imagem de capa - Chiesa Universale distrutta nel Senegal è inaugurata di nuovo

Tempio principale bruciato, nel 2011

Tra il 2010 e il 2011, durante le riunioni in cui i fedeli cercavano lo Spirito Santo nella Chiesa Universale del Regno di Dio di Dacar, in Senegal, continente africano, dei giovani con pietre, bastoni, coltelli, martelli e asce invasero il tempio, rompendo e bruciando tutto ciò che stava lì: sedie, lampade, armadi ed elettrodomestici. Furono danneggiati i bagni e le istallazioni elettriche. Furono ferite persone e fu distrutto tutto in pochi minuti. Fu strappata anche una Bibbia.


Tempio ristrutturato

Tuttavia, dopo la lunga persecuzione, e anche la grande riforma, nell’ultimo 10 marzo, il tempio principale dell’Universale fu inaugurato di nuovo in città, con la presenza di più di 1,5 mila persone.

“Il nostro lavoro non si è mai fermato, neanche con la chiesa bruciata, abbiamo continuato a fare le riunioni”, commenta il vescovo Luìs Valente, responsabile del lavoro evangelistico dell’Universale nel Senegal.

Riassumendo così, sembrerebbe che questi anni siano volati per coloro che sono rimasti fedeli e che non hanno negato la fede. Ma la verità è che i momenti furono difficili, come racconta il vescovo Valente: “Dopo quel giorno, in Chiesa rimasero solo quelli che avevano avuto un incontro con Dio. Questo perché, senza sosta, venivano pubblicati nei giornali degli articoli contro la Chiesa, accusandoci di essere dei maghi, dandoci di setta satanica, dicendo anche che bevevamo sangue umano. Non fu per niente facile per il popolo.”


Giorno dell’inaugurazione

Circa il 97% della popolazione è islamica. Questo ha interferito direttamente nella vita di coloro che non si sono inchinati davanti alle persecuzioni e che hanno deciso di affrontare tutto per il Signore Gesù. “Molti membri furono disprezzati dai familiari. Alcuni sentivano: ‘O tu esci da questa Chiesa o esci da casa mia.’ Donne furono abbandonate dai mariti. Ci sono stati dei giovani che arrivavano da noi senza mangiare, perché dicevano che i genitori li lasciavano senza cibo, solo per costringerli ad uscire dalla Chiesa”, racconta il vescovo.

Esempio di Perseveranza

Passando attraverso il fuoco della prova, coloro che avevano avuto un vero incontro con Dio riuscirono a rimanere stabili davanti all’abbandono e alle minacce dei parenti più stretti. Ad esempio, Adja Sokhna Fall, di 29 anni, collaboratrice (foto di lato), che arrivò ad essere legata e rinchiusa dal marito, dentro una stanza, per 8 giorni. “Mio marito fece questo perché io dissi che sarei rimasta con Gesù, poiché era stato Lui a guarirmi, dopo aver vissuto tanti anni ingannata dalla medicina. Mio marito mi faceva mangiare come un cane. Lui gettava il cibo nel pavimento e diceva: ‘O tu lasci questa Chiesa, o continuerai a stare legata.’”

Quando fu finalmente liberata da una vicina, la collaboratrice trovò subito un rifugio nella casa di una collega della fede, e continuava ad andare nelle riunioni di nascosto dal compagno. “Grazie a Dio, lui si stancò di perseguitarmi, ed io non mi sono stancata e mai mi stancherò di cercare il mio Dio”, dice con allegria.

Un così grande coraggio aumentava ancora di più la volontà del vescovo Valente, e quella dei missionari dell’Universale nel paese, di guadagnare anime per il Regno di Dio. “La fede di questo popolo ci incoraggiava tutti i giorni, perché è una fede di chi ha vissuto tanto tempo ingannato dalla religione e che è stato liberato dalla schiavitù.”

Su questa seconda inaugurazione del tempio, il vescovo conclude ricordando il versetto di Aggeo 2.9, che dice: “La gloria di questa casa sarà più grande di quella della casa precedente.”