Vescovo Edir Macedo | 29 de Settembre de 2015 - 13:35


I figli di Efraim

I figli di Efraim

10° Giorno del Digiuno di Daniele

MEDITA nel consiglio dello Spirito di Dio:

Dando un’occhiata rapida alla vita dei personaggi biblici che ammiriamo, vediamo le loro qualità e conquiste, ma facciamo poco caso ai loro difetti, prove, dolori, lotte personali e perfino fallimenti.
Immaginiamo che una persona benedetta abbia una vita facilitata, poiché la sua comunione con Dio gli garantisce la felicità esteriore completa, tutte le preghiere risposte e immunità dai problemi. Però, non è per nulla così.
La fede, non è per facilitare le cose, ma per darci le condizioni di lottare con la certezza della vittoria.

Un caso che illustra bene l’argomento, è la vita di Efraim, il secondo figlio di Giuseppe. Sappiamo che la benedizione del primogenito va ben oltre al diritto della doppia porzione dell’eredità del padre. Per questo, nel percepire che il padre stava per morire, Giuseppe chiamò a se i suoi figli per poterli benedire.

La benedizione principale sarebbe dovuta essere di Manasse, ma l’altissimo, per mezzo delle mani di Giacobbe, contraddisse la Sua stessa decisione e scelse il più giovane a Efraim.

… tuttavia il suo fratello più giovane sarà più grande di lui, e la sua discendenza diventerà una moltitudine di nazioni. Genesi 48:19

Ricevere una benedizione di questa grandezza, provenuta dal patriarca Giacobbe, deve aver reso la sua vita molto speciale, perché lo mise in prima linea tra le dodici tribù, ma significava inoltre che lui doveva esser pronto ai grandi attacchi.

A parte questo grande giorno, vedremo successivamente che la sua storia è piena di dolori, drammi e conquiste.

Efraim comminò sui passi di suo padre Giuseppe, con timore e rettitudine. I suoi figli furono Sutela, Ezer, Eleade, oltre ad una figlia chiamata Seera.

Una situazione peculiare rivela la sua lotta famigliare, poiché i suoi due figli, Ezer e Eleade divennero due ladri di bestiame e, in un tentativo di furto, furono uccisi (1 Cronache 7:21).

Immagina quanto dolore e affronti hanno vissuto padre e figlio, poiché entrambi erano uomini rispettati in Egitto per la condotta esemplare e carattere, ma Dio permise che vivessero problemi biblici.

Le scritture, rivelano che, per molti giorni Efraim, rimase costernato e pianse la morte dei suoi figli. Non sappiamo quanto tempo durò il suo lutto, ma di sicuro questa sofferenza fu aggravata dal misto di dolore, per la perdita, e per non sentirsi meritevole di tanta vergogna.
D’altra parte, mentre era immerso nella tristezza, sua moglie diede alla luce un altro figlio. Efraim era così deluso della vita che segnò quel bambino dandogli il nome di Beria, ossia, perché le cose andavano male a casa sua (1 Corinzi 7:23). Lui voleva che tutti sapessero quanto fosse affranto.

In questo ambiente nebuloso per l’afflizione del padre, la giovane Seera cresceva. Una donna con la personalità poco comune con le sue coetanee e con uno spirito audace e intraprendente. È attribuita a lei la fondazione delle tre città: Bete-Horom, sotto e sopra, e Uzem-Seera (1 Corinzi 7:24)

Probabilmente, suo padre, concentrato nel passato dei due figli persi, si perse l’allegria delle conquiste di sua figlia, lo sviluppo di Sutela, il suo primogenito, e non capì che in Beria l’Altissimo avrebbe compiuto la Sua promessa di ingrandirlo. Anche se Beria aveva ricevuto tutto il dolore di suo padre nel suo nome, lui costruì una storia con gli occhi al futuro. Guardò avanti e porto la storia di Efraim agli anni eterni, avendo come discendenti Num e Giosuè (1 Cronache 7:25).

Giosuè fu uno dei leader della liberazione degli ebrei in Egitto e l’uomo usato per conquistare la Terra Promessa. Per suo mezzo, la tribù di Efraim occupò la parte centrale di Canaa, una regione montuosa, ma molto fertile e sicura, ciò gli rese molta prosperità. Successivamente, il nome di Efraim fu usato come sinonimo per rappresentare le 10 tribù d’Israele.

Efraim non aveva motivi per piangere e restare a testa bassa, perché Dio lo benediva in altri aspetti della sua vita. Per vedere e apprezzare solo quello che era brutto, perse il privilegio di godersi la concretizzazione delle promesse.
Ciò fu motivo di tristezza e vergogna sarebbe stato invertito in onore e allegria indicibile.

Comprendiamo che una persona incredula, che passa per delle afflizioni, perde le sue speranze, poiché senza Dio nessun male può trasformarsi in bene. Nel frattempo, quelli della fede godono di un grande vantaggio, perché hanno la certezza che tutto coopera per il bene di coloro che amano il SIGNORE (Romani 8:28). I “fallimenti” di oggi garantiscono le vittorie di domani. Le vergogne e le umiliazioni di oggi garantiscono l’onore di domani. I pianti della notte garantiscono l’allegria del mattino. Ed è così che si vive per la fede.

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Commenti

È avvenuto nel Tempio di Salomone
Marcele Ribeiro

Buon giorno, vescovo! Sono nata e cresciuta nella Chiesa Universale, ma non ho mai avuto un incontro con Dio. In un determinato momento che stavo cercando Dio con molto fervore, e in altri momenti adorando il diavolo. Ho vissuto tutto ciò che lei può immaginare, dalle droghe alla prostituzione. Ho rubato, ho ucciso, ho distrutto case, infine, ho saziato la mia carne. Ho avuto cinque relazioni frustrate, piene di tradimenti, litigi e droghe. Quando finalmente conobbi il mio attuale marito e sono venuta a d abitare in Belford Roxo – RJ, pensavo che fosse alla fine del mondo, lontano da tutto, ma proprio da tutto. Da quel momento iniziai a tornare all’Universale, finché un giorno ci fu una carovana per il Tempio di Salomone, ed io andai, anche senza condizioni e senza conoscere nessuno, poiché ero in Chiesa ancora una volta come credente “Raimundo” (un piede in chiesa, un piede nel mondo). Ma dentro di me vi era un desiderio di uccidere quell’essere inutile e ripugnante che io ero. Là nel Tempio, Gesù mi rispose: “Io ho condotto te a Belford Roxo per salvare la tua vita. Ho risposto alla tua richiesta di perdono e ti ho dato una nuova vita”. Vescovo, oggi sono una nuova donna, di 27 anni che, ogni giorno di questo Digiuno di Daniele, è stata lapidata in modo differente, con la Presenza del Dio che mi ha riscattata dalle sabbie mobili.

Ieri il diavolo ha tentato perfino di farmi rinunciare al Digiuno, ma Gesù ha aperto i miei occhi i miei pensieri, ed ho calpestato la testa del diavolo con furia. Perché, io Marcele Cristina, sono una collaboratrice scelta dal Signor Gesù (non sono ancora una collaboratrice, ma per fede mi vedo già entrando all’inferno riscattando anime dalle mani del diavolo).

La ringrazio, vescovo Macedo, per non dire ciò che mi piace ascoltare, ma per avermi insegnato ad ascoltare ciò di cui avevo bisogno di sentire. Grazie per non usare sentimentalismo nelle sue parole che, in realtà, sono le parole del Proprio Dio! Ho ricevuto lo Spirito Santo, il 23 di settembre del 2015, e di questo ho la certezza, punto e basta! La ringrazio ancora una volta, vescovo. Dio la benedica!

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Maria M. Francisco

Buona sera, vescovo!
E che sera! Oggi è un giorno molto speciale per me. Mi ero allontanata dalla Chiesa da circa 4 anni. Durante questo periodo, andavo e tornavo. Un momento ero stabile come una roccia, al mio vedere pensavo così, nel giorno successivo già ero debole nella fede, perché ponevo mia figlia e mio marito al centro della mia vita.

Quando il pastore diceva nelle che dovevamo mettere Dio al 1° posto, io lo capivo, ma non riuscivo a metterlo in pratica. Fin quando decisi di lanciarmi in questo Digiuno di Daniele, vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo, e cercando. Oggi, ascoltando la sua parola, quando lei chiese che riflettessimo su chi era che siede sul trono delle nostre vite, io mi ritirai in camera di mia figlia, dove sarei rimasta sola, solo che nel momento in cui chiusi la porta della camera, mia figlia iniziò a piangere perché voleva stare in camera con me, ma io non glie lo permisi. Separai quel momento che era soltanto per Dio, lei che gridava dietro la porta volendo entrare, ed io in ginocchio, cercando Dio. Fin quando lo Spirito Santo invase il mio essere con un’allegria, ma senza sentimenti, soltanto con la certezza che Lui era lì consolandomi e abbracciandomi. So soltanto che non riuscivo a smettere di piangere e ridere nello stesso tempo. E lì, adorando Dio, mi resi conto di quanto tempo persi lontano da quella Presenza Meravigliosa. Sto ridendo da sola ancora adesso, come una “sciocca”. Mi sento come un’adolescente innamorata, non riesco neanche a spiegarmi. Ho visto anche, che solo la mia anima non è sufficiente, ne voglio salvare molte di più per il Regno di Dio. La ringrazio, vescovo! Poiché, che attraverso la sua dedizione per le anime, io ho potuto oggi, rinascere e conoscere questo Dio così glorioso che amo ancora di più.

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Adriana Ribeiro

Salve, vescovo!
Sono qui per dirle che non solo la preghiera di oggi, ma anche tutte le altre di questo Digiuno hanno arricchito la mia vita spirituale. È glorioso, come il nostro Dio parla e dirige la Sua chiesa. Vescovo, in questi miei 18 anni di Chiesa, tutti i propositi sono stati dei mattoncini nella costruzione della mia vita spirituale. Ho avuto il maggior privilegio di ricevere lo Spirito Santo 18 anni fa, che superò tutta la conoscenza e studi che avevo acquisito dandomi una nuova visione, valori e direzione nella mia vita.

In questo Digiuno, ho chiesto il rinnovamento della mia mente perché i doni che Egli mi ha già dato siano migliorati e, soprattutto, me ne dia dei nuovi, perché io possa fare di più nella Sua Opera. Sono attenta ad ascoltare tutto ciò che Egli vuole lapidare in me. In realtà ciò che intendevo dire è, che Dio venga ad a vagliare la mia vita con un setaccio fine, perché possa essere più pura e piacevole ai Suoi occhi. Ad ogni preghiera e ad ogni giorno in questo percorso, vedo i cambiamenti e la crescita dinnanzi a Lui. Ed è chiaro che il piacere dell’anima e la fortificazione è grande in ogni preghiera!
Un enorme abbraccio e proseguiamo in questo percorso, perché i risultati stanno dimostrando così tanto che a tal fine ha portato gioia al cielo.

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