Vescovo Edir Macedo | 4 de Settembre de 2015 - 14:45


Al di qua del Giordano

Al di qua del Giordano

Indubbiamente, Dio pone a nostra disposizione tutto ciò che è necessario per la costruzione di una vita piena in tutti gli aspetti: spirituale, fisico e materiale. La fede sacrificale e intelligente è la chiave che apre tutte le porte e ci da accesso agli strumenti che ci aiutano a costruire una vita di qualità.

Non che sia facile, poiché tutto ciò che Dio ha promesso “deve essere conquistato”. Ed è ancora più difficile per il fatto che incroceremo il deserto.

Il viaggio del popolo di Israele, da quando uscì dall’Egitto fino a conquistare la Terra Promessa, è stata un’anteprima di ciò che noi cristiani dovremo affrontare per conquistare il Regno dei Cieli.

Sappiamo che il popolo poteva esser condotto alla Terra Promessa per un percorso parallelo al deserto, dove avrebbe potuto non esser esposto ai pericoli di quel luogo. Ma Dio scelse il deserto per preparare una nazione, poiché una folla di persone inserita in una terra ricca non rappresenta una nazione. Dovevano ricevere le regole e leggi, identità dei cittadini e, soprattutto, riconoscere che avrebbero vissuto sotto un regime Teocratico (Governo di Dio).

Perciò, Dio scelse il deserto perché la Sua nazione fosse formata lì. Però il deserto rivelò cuori ostili, ribelli e increduli, ciò fa si che Dio lasciasse nel deserto quella generazione orgogliosa, ad eccezione di Caleb e Giosuè.

Così l’ira dell’Eterno si accese in quel giorno ed egli giurò, dicendo: Certamente nessuno degli uomini, che sono saliti dall’Egitto dall’età di vent’anni in su, vedrà mai il paese che giurai di dare ad Abrahamo, Isacco e Giacobbe, perché essi non mi hanno seguito pienamente, ad eccezione di Caleb, figlio di Jefunneh, il Kenizeo, e di Giosuè, figlio di Nun, perché essi hanno seguito pienamente l’Eterno. Numeri 32:10-12

Tuttavia, due tribù e mezza, più precisamente la tribù di Ruben, Gad e metà della tribù di Manasse, riuscirono a “prosperare” nel deserto. Usarono la fede e conquistarono bestiame in grande quantità (Numeri 32:1). Di fatto, il deserto può essere insopportabile per molti, ma, vi sono quelli che per la fede riscontrano opportunità e finiscono per essere enormemente prosperi proprio la, come nel caso di Isacco e la sua realizzazione finanziaria in una terra che era castigata dalla mancanza di pioggia. Nulla di sbagliato nel conquistare nel deserto, se la conquista non fa la persona ignorare la meraviglia di poter entrare nella Terra Promessa, che nel nostro caso è il Regno Eterno del nostro Signor Gesù.

In Numeri 32, troviamo i figli di Ruben e quelli di Gad insistendo con Mosè perché gli permettesse di possedere le terre “da questa parte” del Giordano, poiché, secondo loro, questa era eccellente per il bestiame che possedevano. Mosè pensò addirittura che loro avessero paura di entrare nella Terra Promessa e lottare contro il popolo che abitava in quel luogo, e pose una condizione alla richiesta: Dovrebbero i vostri fratelli andare in guerra, mentre voi ve ne state qui? Numeri 32:6

E continuò: Se fate questo, se vi armate per andare a combattere davanti al SIGNORE, se le vostre truppe passeranno il Giordano davanti al SIGNORE finché egli abbia cacciato i suoi nemici dalla sua presenza, e se tornate solo quando il paese vi sarà sottomesso davanti al SIGNORE, voi non sarete colpevoli di fronte al SIGNORE e di fronte a Israele, e questo paese sarà vostra proprietà davanti al SIGNORE. Numeri 32:20-22

Ma per stupore di Mosè, loro dimostrarono che non era paura di lottare che li aveva motivati a restare al di qua del Giordano, anche perché erano riconosciuti come uomini valorosi e di guerra, come descritto in 1 Corinzi 12:8 e 5:18-22. Il problema era molto più serio: il loro cuore era nella grande quantità di bestiame che possedevano. La loro ricchezza divenne più importante della Terra Promessa!

Fecero come avevano promesso a Mosè, poiché andarono insieme alle altre tribù e conquistarono la Terra Promessa, e anche dopo aver visto le meraviglie operate da Dio nella conquista della Terra Promessa, come anche la sua bellezza, anche così, decisero di abitare al di qua del Giordano.

Molti cristiani si sono comportati allo stesso modo. Hanno conquistato, e oggi il loro cuore è in ciò che hanno raggiunto, al punto di non dare più la priorità alla Terra Promessa, ma all’amministrazione di ciò che hanno conquistato e, chissà, conquistare ancora di più. Ripeto, non è sbagliato prosperare, al contrario, è così che Dio vuole che il Suo popolo viva, ma, nel momento di incrociare il Giordano ed entrare nella Terra Promessa, bisogna farlo SENZA guardare indietro, e non seguire il cattivo esempio della moglie di Lot.

Sappi di più sulle tribù e scopri che esistevano molti problemi per loro, fino ad essere fatti prigionieri.

In 1 Cronache 5:24-25 dice che la tribù di Ruben, di Gad e metà della tribù di Manasse furono condotte prigioniere dagli assiri a causa dello sviamento di queste tribù per l’idolatria, peccato che Dio detesta.

E allora? Resterai da questa parte del Giordano con il “bestiame” o incrocerai il Giordano e prenderai possesso della Terra Promessa? La scelta è tua!

Vescovo Randal Filho


Segnala errore